La Forza della Fragilità

La Vie, Pablo Picasso, 1903, oil on canvas
I nostri tempi moderni sono connotati da slogan inneggianti alla forza, alla lotta, alla competizione, alla superiorità e in particolar modo alla negazione dei limiti dell’essere umano. E’ questa una società in cui domina il potere. Il potere che si oppone al  senso del limite.
Malattia, dolore, vecchiaia vengano spesso nascosti, mascherati, rifiutati dalla società. Quasi fossero una colpa. O forse perché molto semplicemente sono aspetti che rimandano alla finitezza umana, alla sua precarietà e quindi alla fragilità dell’essere. Fragilità che non è debolezza, come afferma lo psichiatra Vittorino Andreoli, ma caratteristica a cui si lega la bellezza.
Rimanda a un senso del limite, senso del mistero. La condizione umana è data dalla fragilità, è una sua caratteristica intrinseca ben lontana dalla debolezza inutile e antiquata come si vuol far credere. La fragilità umana è inevitabilmente connessa con la gentilezza, con la delicatezza, con la sensibilità, con il dubbio, con l’incertezza.
Tutte caratteristiche dell’umanità che ci spingono ad incontrare l’altro, a costruire la relazione.
La fragilità fa parte della vita, ne è una delle strutture portanti, una delle radici ontologiche (E. Borgna, La fragilità che è in noi, p. 3).

Cosa sarebbe la condition humaine stralciata dalla fragilità e dalla sensibilità, dalla debolezza e dalla instabilità, dalla vulnerabilità e dalla finitudine, e insieme dalla nostalgia e dall’ansia di un infinito anelato e mai raggiunto? (ibidem, p. 7).

Dobbiamo tornare ad una umanizzazione. E l’unica via è riconoscere la nostra finitudine, il nostro essere fragili, appesi a un filo, tutti quanti. Bisognosi di relazione e di accoglienza.

Questi tempi difficili, dovuti alla pandemia con la quale tuttora dobbiamo avere a che fare, tempi che ci hanno obbligato a fermarci e a fare i conti con noi stessi, non fanno che rimandarci la nostra vulnerabilità e fragilità, non fanno che ricordarci che è necessario guardare in faccia le nostre paure per compiere un’ evoluzione: trovare un equilibrio lungo il continuum esistente tra i poli della competizione e della collaborazione, tra il dirigersi verso l’esclusivo interesse personale o verso l’interesse della collettività che contempla appunto prendersi cura di noi stessi e di chi è anche più fragile di noi.
L’illusione di esser autosufficienti, autonomi, soggetti padroni, di noi stessi, degli altri, del nostro  corpo, della terra, della natura, si frantuma e ci obbliga a vedere che nella realtà siamo nudi e fragili, scopriamo che alla base della nostra esistenza c’è la vulnerabilità, l’interdipendenza, l’esposizione, l’impotenza, la morte.
E non c’è alcun vaccino contro questa condizione ontologica.
Tuttavia, capire di essere tutti ugualmente vulnerabili potrebbe farci riscoprire un perduto senso di cura, non solo per noi stessi, ma per gli altri e per tutto ciò che ci circonda. Se io riconosco la mia vulnerabilità  posso riconoscerla allo stesso modo anche nell’altro e dunque mi prendo cura anche dell’altro, così come cerco di prendermi cura di me stessa/o.
Prendere atto di una costitutiva interdipendenza può stimolarci a trovare forme etiche differenti dall’individualismo esasperato, dal mero profitto verso se stessi e la propria vita.
La presa di coscienza di una comune vulnerabilità può originare diverse forme di legame sociale e ad azioni politiche, e sociali, che mirino a un bene collettivo, di tutti e tutte e non solo al benessere personale, anche in situazioni di emergenza, drammatiche.
La fragilità di un essere umano è condizione preziosa per entrare nel proprio stato naturale di libertà.
Da quando nasciamo ci fanno credere il contrario; veniamo educati a generare una forza non reale che è solo rigidità, resistenza alla vita. Cresce con noi un ideale di perfezione pericoloso che non ci permette di essere noi stessi, che non accetta la debolezza umana.
La nostra natura divina si manifesta quando l’essere umano diventa consapevole della propria condizione di immensa fragilità e cede, si arrende, comprende che se apre mani e braccia in quello stato di immensa cedevolezza, inizia a volare. Non occorre essere forti per essere liberi.
                                                                                                     – Alice Miller –
“La forza impone, respinge e reprime, la fragilità accoglie, incoraggia e comprende”.
“Non abbiate paura di sentire la fragilità. Non abbiate paura di sentire i limiti”.
                                                                                  – Vittorino Andreoli –

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